Ogni studente esprime il proprio personale talento in modi diversi.

Il linguaggio dell’insegnante, l’intonazione della sua voce, il sorriso e la capacità di far vivere attraverso i sensi l’esperienza dell’apprendimento fanno la differenza e determinano un apprendimento efficace e funzionale. In difetto, la frustrazione che vive lo studente inasprisce le emozioni negative che sono associate all’idea stessa della scuola ed amplifica la tendenza ad essere o diventare conflittuali. Tale conflitto, peraltro, nato in famiglia per via del cambiamento dello stile educativo adottato dalla coppia genitoriale negli ultimi anni, viene così riversato sull’istituzione scuola. Il tramonto della holding educativa si concretizza con l’avversione della famiglia verso il ruolo dell’istituzione scolastica che impone regole che non sono più condivise. Gli insegnanti chiedono soluzioni. Ma esiste una soluzione preconfezionata per intervenire sulla minaccia incombente di malessere, aggressività e demotivazione? Secondo le evidenze dell’intelligenza emotiva, sviluppare i talenti personali partendo dalle naturali inclinazioni, offrendo ascolto e lavorando sulle emozioni coinvolte nella relazione educativa rappresenta la nuova frontiera dell’insegnamento efficace per riavvicinare gli attori coinvolti nel processo non più sul piano del “che cosa” ciascuno possa fare ma del “come” e del “perché”. Riconoscere infatti le proprie emozioni, saperle chiamare per nome e riconoscerle negli altri è la competenza chiave per recuperare il benessere, modificare la modalità di insegnare e gestire bene i conflitti.

L’intelligenza emotiva può essere accresciuta.


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